Il Bisturi
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edizione del 22/2/10
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Bonino e Polverini a confronto su "Il Bisturi": due ricette per la sanità del Lazio
Faccia a faccia de “Il Bisturi” con le due candidate alla presidenza della Regione. Dalla gestione del deficit alle nomine dei primari. Dai rapporti con il privato al taglio dei posti letto ospedalieri. Più attenta alle esigenze di bilancio, con un atteggiamento che lei stessa definisce “realista”, la Bonino, che vuole una sanità che guardi più alla qualità che alla quantità delle prestazioni. Più sensibile alle critiche e alle proteste suscitate dall’attuale Piano di rientro la Polverini, che promette di sperimentare tutte le alternative possibili prima di tagliare posti letto o introdurre nuovi ticket.
Il Lazio mette online le “pagelle” degli ospedali
Un’analisi comparata tra tutte le strutture sanitarie, effettuata dal Dipartimento di Epidemiologia del Lazio, mostra il grado di efficacia e sicurezza degli ospedali della Regione, facendo emergere forti difformità ed evidenziando come non sempre i grandi ospedali siano certezza di buona assistenza. L’esperienza laziale potrebbe fare da “laboratorio” al programma nazionale di valutazione
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    Medicina estetica: 180mila italiani vi ricorrono, ma manca informazione sui rischi
    04 FEB - Sono circa 180 mila gli italiani che - non sempre spinti da reali esigenze mediche - ogni anno ricorrono alla chirurgia estetica per la correzione di difetti fisici e di questi 25.000 riguardano interventi di mastoplastica correttiva. Sicuramente questa “normalizzazione” pone delle grosse problematiche non solo relative alle aspettative non sempre realistiche, ma anche e soprattutto rispetto ad una consapevolezza informata dei rischi fisici e psicologici che tali tipi di interventi comportano. Il ‘generalismo’ dell’informazione è emerso chiaramente dai dati dell’indagine “Medicina estetica: i perchè e i rischi visti dalle donne italiane”, promossa da Health Communication, condotta da SWG e presentata oggi a Roma.

    L’indagine è stata incentrata in particolare sull’universo femminile, che più spesso ricorre alla chirurgia estetica, indagando la propensione delle donne verso questi interventi ed esplorando – seppur superficialmente - i percorsi psicologici ed emozionali. Ma ancor di più essa si offre come un strumento di riflessione per tutti coloro che si occupano di salute riflettendo come uno specchio i dubbi e le incertezze delle donne in tema di medicina estetica.

    L’indagine che ha come protagoniste 500 donne di età compresa tra i 16 e i 45 anni – al di là dei numeri e delle percentuali - offre uno spaccato molto interessante del modo femminile mettendo a confronto generazioni diverse ma con un denominatore comune: dover convivere con un corpo che cambia.

    Primo dato da illustrare, è quello dell’autopercezione. Se è vero che il 65% delle donne intervistate dichiara di piacersi fisicamente, l’altra faccia della medaglia è che più di 1 su 3 – senza distinzioni di età - ammette di essere scontenta del proprio aspetto fisico, insoddisfazione che supera il 50% tra quante non lavorano e in particolare tra le casalinghe (56%).

    La scarsa accettazione di sé trova la sua origine soprattutto nella presenza di rotondità troppo accentuate di pancia e fianchi (71%), di gambe poco modellate (29%) o di un seno da ritoccare (18%).

    Il 36% delle minorenni non si piace e di queste il 17% non è soddisfatta del proprio seno contro il 3% delle giovani donne tra i 18 e i 24 anni.

    Il 49% delle intervistate ammette che un seno prosperoso aumenta l’autostima migliorando la percezione di sé e il 33% sarebbe disposto a sottoporsi ad un intervento di chirurgia estetica per rimodellarlo.

    Rispetto ai trattamenti per il ringiovanimento del volto, per oltre il 40% del campione la pelle è ritenuta una discriminante fondamentale per la bellezza di una donna. E per combattere i segni del tempo il 34% potrebbe decidere di ricorrere a introduzioni di filler o iniezioni di botulino.

    Che si tratti di chirurgia del seno o di trattamenti riempitivi la propensione è molto più accentuata tra quante dimostrano un livello di autostima più elevato.

    L’inclinazione verso un intervento correttivo aumenta inoltre sensibilmente all’avanzare dell’età passando – nel caso del seno - dal 14% delle ragazze di 16-17 anni a quasi il 40% delle over 35. Si assottiglia invece il divario generazionale rispetto ai trattamenti di ringiovanimento del volto: in una prospettiva futura, ben una ragazzina su quattro si farebbe ritoccare contro il 43% delle over 35.

    Più in generale è ragionevole ritenere che il dato sulla propensione sia persino sottostimato: basti pensare che oltre il 30% di quante si dichiarano meno inclini ad intervenire sul proprio seno o sulla pelle del viso, riconoscono allo stesso tempo che si vergognerebbero ad ammetterlo (soprattutto le meno giovani). Per quanto riguarda la percezione della diffusione del fenomeno, mediamente quasi una donna su due dichiara di conoscere almeno una persona che si è rifatta il seno o che ha cercato di attenuare le rughe; il 18% anche più di 3.

    L’informazione

    Se un seno voluminoso e sodo così come una pella liscia può far sentire una donna più bella e sicura di sé, non vanno sottovalutati i possibili effetti collaterali della medicina estetica, il cui grado di rischio è tuttora oggetto di dibattito all'interno della comunità scientifica.

    Per quanto se ne parli è evidente che non se parla mai abbastanza, o per lo meno non in maniera sufficientemente esaustiva affinché la maggioranza delle donne sia portata a conoscere limiti, effetti e rischi collegati degli interventi di medicina estetica. I risultati della ricerca infatti evidenziano e “denunciano” una disinformazione che dovrebbe far riflettere.

    A fronte di una richiesta molto forte di linee guida in materia (il 91% delle intervistate ritiene infatti utile una campagna di informazione sulla sicurezza e rischi correlati agli interventi di chirurgia estetica), il 60% delle donne intervistate ammette di non avere sufficienti conoscenze sugli impianti di protesi mammaria; il 76% - e in particolare le giovanissime - si ritiene poco per niente informata sugli interventi di ringiovanimento del viso.

    Se gran parte di questa disinformazione può imputarsi ad una mancanza di interesse personale nei confronti dell’oggetto di discussione va comunque sottolineato che solo una donna su quattro che si sottoporrebbe ad intervento di tipo estetico, dichiara di conoscerne tutti gli aspetti.

    Un’analisi approfondita delle risposte evidenzia in realtà un’estrema confusione e frammentazione delle opinioni soprattutto in tema di sicurezza. Il 23% ad esempio ritiene che non vi siano limiti di età per sottoporsi ad un intervento estetico, mentre il 19% delle ragazzine fissa tale soglia al di sotto dei 20 anni. Sebbene siano tutte consapevoli dell’esistenza di rischi, mediamente 1 su 5 ritiene che siano comunque trascurabili. Inoltre, di fronte ad una serie di possibili pericoli sui quali è stato chiesto alle intervistate di esprimere un giudizio di valore in termini di veridicità, mediamente 1 su 4 non è stata in grado di rispondere e solo alcuni dei rischi testati hanno polarizzato le risposte in una direzione piuttosto che in un'altra.

    Rispetto agli interventi al seno ad esempio emerge che:

    1. il 31% non conosce la durata massima di una protesi mentre la maggioranza relativa (37%) la stima intorno ai 10 anni;

    2. il rischio di maggior incidenza di tumori è per il 43% una falsa preoccupazione;

    3. la rottura della protesi è – con il 63% delle referenze, il rischio più accreditato; seguono il rigetto (50%) , le complicanze psicologiche e la perdita di sensibilità (46%);

    4. mediamente per il 30% - e in particolare le più giovani - la difficoltà nell’effettuare screening clinici è una falsa preoccupazione;

    5. solo il 30% è a conoscenza della possibilità di trasudo, la stessa percentuale che invece considera più probabile una maggiore incidenza dei tumori

    6. I problemi nell’allattamento sono ritenuti una falsa preoccupazione dal 27% delle intervistate con punte del 33% tra le over 35.

    7. vengono fortemente sottovalutate le possibili difficoltà posturali e di movimento.

    Rispetto all’introduzione di filler e botulino mediamente il 34% delle intervistate si sottoporrebbe a tali trattamenti per combattere i segni del tempo, con un minimo del 19% nella fascia di età 18-24 anni e un picco del 43% nelle over 35. Il dato che più di tutti fa riflettere è che solo il 41% delle intervistate (e appena il 12% delle giovanissime ) li considera delle vere e proprie terapie mediche e che solo 6 su 10 si rivolgerebbero ad un medico specializzato. In relazione alle possibili controindicazioni si evidenzia che il 10% è in dubbio se esistano dei rischi clinici associati a questi tipi di trattamenti. Il 71% riconosce invece i pericoli di una vera e propria dipendenza legata alla limitata durata degli effetti.

    In conclusione ciò che emerge è un ‘generalismo’ dell’informazione in cui rischi più o meno possibili si mescolano a false preoccupazioni generando confusione soprattutto in materia di interventi al seno. D’altra parte continui studi clinici si sovrappongono cercando di avvalorare teorie spesso antitetiche risulta spesso difficile riuscire a selezionare le informazioni utili e corrette. Ed è probabilmente da qui che nasce e trova forza la richiesta unanime di una normativa che regolamenti questo tipo di interventi fornendo delle linee guida ufficiali in materia di sicurezza.