Il Bisturi
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Il Giornale
edizione del 22/2/10
Gli speciali
Bonino e Polverini a confronto su "Il Bisturi": due ricette per la sanità del Lazio
Faccia a faccia de “Il Bisturi” con le due candidate alla presidenza della Regione. Dalla gestione del deficit alle nomine dei primari. Dai rapporti con il privato al taglio dei posti letto ospedalieri. Più attenta alle esigenze di bilancio, con un atteggiamento che lei stessa definisce “realista”, la Bonino, che vuole una sanità che guardi più alla qualità che alla quantità delle prestazioni. Più sensibile alle critiche e alle proteste suscitate dall’attuale Piano di rientro la Polverini, che promette di sperimentare tutte le alternative possibili prima di tagliare posti letto o introdurre nuovi ticket.
Il Lazio mette online le “pagelle” degli ospedali
Un’analisi comparata tra tutte le strutture sanitarie, effettuata dal Dipartimento di Epidemiologia del Lazio, mostra il grado di efficacia e sicurezza degli ospedali della Regione, facendo emergere forti difformità ed evidenziando come non sempre i grandi ospedali siano certezza di buona assistenza. L’esperienza laziale potrebbe fare da “laboratorio” al programma nazionale di valutazione
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    Niente cravatta, siamo inglesi!
    Se continua così le visite mediche si faranno attraverso un oblò

    La notizia delle raccomandazioni ai propri associati da parte della British medical association affinché non indossino la cravatta in quanto ricettacolo infinito di virus e batteri merita un ragionamento serio.

    O meglio un’analisi attenta delle sue possibili ripercussioni sulla stessa prassi medica di tutti i giorni.

    In fondo anche quella che oggi appare un’abitudine scontata, lavarsi sempre le mani prima di avere a che fare con un paziente, fino a poche decine d’anni fa non era rigorosamente contemplata tra le cose da fare per un buon medico.

    Eppure, è bastato il lavaggio delle mani per far crollare infezioni e contagi in ambito sanitario. Ed è oramai dato di letteratura che il mancato o inappropriato lavaggio delle mani da parte dei sanitari sia ancora oggi una delle cause del perdurare delle infezioni ospedaliere.

    Che fare allora? Se potenziale veicolo di virus e batteri di per sé, non è che sarà meglio abolirla tout court, questa cravatta? E non solo tra i medici?

    Ma viene subito un dubbio. Come la cravatta anche altri capi d’abbigliamento potrebbero essere portatori ignari di contagi fastidiosi. Maglioni, pantaloni, soprabiti, sciarpe, cappelli e qualsiasi altro accessorio di vestiario non soggetto a lavaggi quotidiani.

    Se così fosse (e lo è senza dubbio) il problema di garantire un abbigliamento asettico si farebbe complesso. Forse risolvibile in ambito strettamente medico (ipotizzando delle stanze di lavaggio disinfettante per il personale e conseguente abbigliamento asettico completo da indossare nudi) ma ben più complesso da attuare per la vita di tutti i giorni. E poi, ci chiediamo, quando questi sanitari super disinfettati entreranno comunque in contatto con il mondo esterno e i loro pazienti, non c’è comunque il rischio che i perfidi batteri gli si appicchino di nuovo addosso?

    Non c’è che dire. Di questo passo la via all’igiene perfetta ci porterà a visite mediche blindate, attraverso vetri e oblò, senza contatto di alcun tipo. Poco umanizzante ma tanto tanto asettico!